Il piano RearmEU, successivamente ribattezzato “Readiness 2030”, rappresenta una chiara svolta nella politica dei paesi imperialisti europei dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La guerra in Ucraina, una contesa tra la Russia e i paesi della NATO per il territorio e le risorse dell’Ucraina, ha spinto i paesi europei, e la Germania in primo luogo, ad abbandonare l’Ostpolitik, che significava petrolio e gas dalla Russia in cambio dell’accesso al mercato russo. Biden ha apertamente manovrato a questo scopo, ottenendo un embargo parziale sul petrolio e il gas russi, e facendo saltare anche i gasdotti North Stream. Pochi mesi dopo l’inizio della guerra, la Germania ha annunciato un piano straordinario di riarmo da 100 miliardi di euro, rivedendo la propria Costituzione per consentire il conseguente deficit di bilancio e le forniture militari all’Ucraina, mentre gli altri paesi dell’UE si sono impegnati ad aumentare le spese militari al 2% del loro PIL.
La svolta di Trump sulla guerra in Ucraina – attraverso la quale gli Stati Uniti hanno assicurato ai loro capitalisti la parte del leone delle risorse naturali ucraine – ha spinto i governi europei a decidere ulteriori passi nelle loro politiche di riarmo. Gli imperialismi europei non si fidano più dell’ombrello militare statunitense, mentre i loro interessi divergono sempre più da quelli americani – nella guerra commerciale di Trump l’Europa è il secondo bersaglio principale, dopo la Cina. Il piano di riarmo da 800 miliardi di euro (in quattro anni), quasi 2.000 euro per ogni cittadino dell’UE, significa un enorme aumento della spesa militare degli Stati membri dell’UE, che è già aumentata del 31% tra il 2021 e il 2024, quando ha raggiunto i 326 miliardi di euro, pari all’1,9% del PIL complessivo dell’UE. È degno di nota che una speciale “clausola di salvaguardia” consentirà ai governi di aumentare i propri deficit pubblici fino all’1,5% oltre i limiti del Patto di stabilità e crescita dell’UE, se tale importo viene utilizzato per spese militari.
I paesi dell’UE sono ora i principali sostenitori dell’Ucraina nella guerra contro la Russia, con alla guida di questa politica guerrafondaia i governi imperialisti che si dichiarano democratici in contrapposizione a Trump. Dopo aver svuotato i propri arsenali di vecchie armi, consegnate all’Ucraina, stanno accelerando la produzione militare per aumentarne la capacità produttiva. Alcuni stabilimenti automobilistici, inadatti alla produzione di veicoli elettrici, vengono convertiti alla produzione militare. Il complesso industriale-militare tedesco sta rafforzando la propria produzione in Ucraina. Nel caso in cui gli impianti sopravvivano alla guerra, la manodopera qualificata a basso costo ne fa un sito produttivo redditizio per l’esportazione di macchine della morte.
Con la guerra in Ucraina, gli Stati Uniti hanno raggiunto l’obiettivo di scavare un profondo fossato tra l’Europa occidentale e quella orientale, una nuova Cortina di Ferro, seppur spostata verso est, per impedire la formazione di un blocco continentale [europeo], come auspicato dai sostenitori dell’Ostpolitik. Un’alleanza dell’Europa occidentale con la Russia potrebbe sfidare il predominio mondiale degli Stati Uniti. Ma così facendo, gli Stati Uniti hanno spinto la Russia più vicino alla Cina. Con i suoi approcci a Putin, Trump sta ora cercando di allentare questo legame, ma sta anche spingendo le potenze europee a fare affidamento sulle proprie forze militari. La richiesta americana che i partner europei aumentino la loro quota di spesa della NATO (ora il limite è fissato al 5% del PIL!) è a doppio taglio. Da un lato, consente agli Stati Uniti di ridurre le spese militari nella regione europea e di spostare i loro “investimenti” militari verso il perno dell’Asia orientale, per contrastare la rivale strategica Cina, ma dall’altro ridurrà il peso degli Stati Uniti in Europa e aumenterà l’autonomia strategica europea.
Per contrastare il pericolo di un’Europa politicamente e militarmente unita, Trump sta sostenendo partiti di estrema destra euroscettici come AfD in Germania, PiS in Polonia, AUR in Romania, oltre al governo Orbán in Ungheria. Il Rassemblement National francese, che sostiene anch’esso una politica alternativa per l’imperialismo francese, non è disposto ad accettare apertamente il sostegno di Trump contro la “persecuzione giudiziaria” di Marine Le Pen. La premier italiana Meloni, di destra, ha dovuto abbandonare la sua retorica anti-europea di un tempo, mentre la borghesia italiana trae vantaggio dall’appartenenza all’UE, ma sta sfruttando la sua stretta relazione con l’amministrazione Trump per adottare una via di mezzo in politica estera.
Anche prima della crescita dei partiti populisti-nazionalisti (“sovranisti”), gli stati europei non hanno mai accettato di unificare le loro politiche estere e le loro forze armate, a causa dei loro interessi esteri diversi, e spesso contrapposti. Per questo motivo, le loro industrie militari sono costruite su basi nazionali separate, non integrate, con maggiori legami con le industrie statunitensi e britanniche rispetto a quelli con altri gruppi europei. Anche l’attuale campagna di riarmo da 800 miliardi di euro viene attuata su basi esclusivamente nazionali, sebbene sia coordinata a livello finanziario: 150 miliardi di euro provenienti da prestiti congiunti attraverso il programma SAFE (Security Action For Europe) finanzieranno gli acquisti militari che coinvolgono più di un paese. Tuttavia, il secondo paese potrebbe essere l’Ucraina o il Regno Unito. La Banca europea per gli investimenti può anche finanziare parte del restante aumento di 650 miliardi di euro delle spese militari.
Per alleviare queste spese di bilancio, una speciale “clausola di salvaguardia” sospenderà il Patto di Stabilità e Crescita dell’UE per la spesa militare, consentendo un aumento del deficit fino all’1,5% nel corso del 2021. Ciò che non è consentito per la spesa sociale, è consentito per la spesa militare! Ma non sarà un pasto gratis. Se non sarà pagata attraverso le tasse, la spesa militare sarà finanziata dall’inflazione, come è successo dopo il Covid.
La nostra opposizione alla corsa agli armamenti in Europa è assoluta. È stata giustificata con la minaccia militare della Russia. La Russia sta forse minacciando la Germania, la Francia, l’Italia, o foss’anche la Polonia? Oppure i paesi europei devono riarmarsi per difendere la Groenlandia dagli Stati Uniti? La verità è che gli stati europei, dopo essersi impossessati di una grossa fetta dell’Europa orientale, stanno rafforzando le proprie forze armate per partecipare attivamente alla spartizione imperialista dell’Europa e del mondo – una partita combattuta attraverso la guerra in Ucraina, ma anche in Sudan, Congo, Libia, ecc. Il Libro bianco dell’UE sulla preparazione al 2030, dopo aver affermato che “l’ordine internazionale sta subendo cambiamenti di una portata mai vista dal 1945”, afferma che “un nuovo ordine internazionale si formerà nella seconda metà di questo decennio e oltre. Se non plasmiamo questo ordine – sia nella nostra regione che oltre – saremo destinatari passivi delle conseguenze di questo periodo di competizione interstatale, con tutte le conseguenze negative che potrebbero derivarne, inclusa la prospettiva concreta di una guerra su vasta scala. La storia non ci perdonerà l’inazione”. Successivamente spiega che “la competizione strategica sta aumentando nel nostro ampio vicinato: dall’Artico al Baltico, dal Medio Oriente al Nord Africa”, e conclude che “è giunto il momento per l’Europa di riarmarsi“.
Essere la più grande potenza commerciale mondiale e la seconda potenza industriale non garantisce un corrispondente peso e influenza politica. La Francia è stata espulsa da una parte del suo dominio neocoloniale della Françafrique; l’Italia sta perdendo la sua influenza sulla Libia occidentale. Nelle guerre del Sudan e del Congo orientale, i paesi europei sono tra i principali contendenti dietro le quinte. Le potenze imperialiste europee, che hanno perso terreno economico non solo rispetto a paesi emergenti come Cina e India, ma anche rispetto agli Stati Uniti, si stanno riarmando non per difendere le proprie terre d’origine, ma per lottare per il controllo/influenza sull’Europa orientale, l’Africa e altri continenti. Il riarmo europeo è una politica imperialista aggressiva, non una politica di difesa nazionale come viene presentata. Ciò è vero indipendentemente dal fatto che rimarrà basato su rigidi confini nazionali, o segnerà l’inizio di un probabile coordinamento continentale, o di un’improbabile centralizzazione federale o unificazione in una potenza imperialista europea.
Al vertice di Bruxelles, i ministri della Difesa europei si impegnano ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del loro prodotto interno lordo, tre volte quella che era la media fino al 2022. Ciò significa utilizzare le risorse sociali per produrre, mantenere, utilizzare macchine di morte e distruzione, e addestrare personale specializzato come assassini, invece di fornire assistenza sanitaria, istruzione, tutela dell’ambiente e altri beni sociali. L’aumento della spesa militare è una politica socialmente reazionaria al servizio degli interessi imperialisti dei grandi gruppi capitalisti – che vedono i loro profitti e il valore delle azioni salire alle stelle – contro gli interessi dei proletari e della popolazione in generale. L’Unione Europea è lo stato maggiore che coordina l’offensiva militare continentale.
La nostra campagna contro ReArm Europe / Readiness 2030 deve quindi essere diretta:
° Contro ogni stato imperialista in Europa e collettivamente contro l’imperialismo europeo, per lo scioglimento della NATO e di tutte le alleanze militari;
- Contro l’UE, un’istituzione al servizio del regime capitalista. In quanto forma di integrazione capitalistica, essa promuove attivamente gli interessi dell’imperialismo, protegge la classe dominante e perpetua l’oppressione. Pertanto, i nostri interessi e il nostro futuro risiedono nella lotta sia contro l’UE che contro le politiche borghesi di ogni paese. Ci opponiamo all’UE non dal punto di vista del ritorno alla precedente “sovranità” borghese, ma da quello della ricostruzione dell’Europa sotto la guida della classe operaia. Non consideriamo questa una questione isolata, ma consideriamo la lotta contro l’UE un anello necessario della nostra lotta organizzata contro il capitalismo. I nostri interessi e il nostro futuro risiedono nella lotta unificante, internazionale anticapitalista nella prospettiva di un’unione rivoluzionaria dei lavoratori.
- Contro le spese militari, no al voto per i crediti di guerra. Per il welfare universale, l’assistenza sanitaria gratuita, l’istruzione gratuita per tutti, la tutela dell’ambiente, no al greenwashing. Se i governi riescono a trovare le risorse per più che raddoppiare la spesa militare, dobbiamo esigere queste risorse per il welfare sociale, invece di privatizzarlo e di fatto abolirne la copertura gratuita e universale.
- Sappiamo per esperienza storica, confermata dagli eventi in corso, che in una società basata sullo sfruttamento della maggioranza della popolazione da parte della classe capitalista dominante, la competizione tra capitalisti per la loro quota di questo sfruttamento porta inevitabilmente alla guerra. La nostra opposizione alla guerra ha come sua strategia trasformare la guerra in una guerra civile contro la classe capitalista. Il nostro principale nemico è all’interno dei nostri confini. La guerra, con le sue atrocità e privazioni, ha portato in diverse occasioni alla rivoluzione: dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’Ottobre in Russia. Affinché la nostra opposizione alla guerra sia coerente, deve indicare il capitalismo come il responsabile ultimo delle guerre e della corsa agli armamenti, e la rivoluzione come l’unica soluzione definitiva.
- Proprio per questo motivo, un’opposizione coerente e completa al riarmo e alla guerra può essere condotta solo dalla classe operaia e dai proletari in generale. Tuttavia, l’ascesa dell’estrema destra populista tra i lavoratori salariati, così come altri persistenti orientamenti di collaborazione di classe con la borghesia imperialista, dimostrano che non esiste una relazione meccanica tra condizione operaia e coscienza anticapitalista. Denunciamo la complicità delle dirigenze sindacali di maggioranza e della cosiddetta sinistra europea con il piano di riarmo imperialista, arrivando persino a votare i bilanci militari nei parlamenti, e chiediamo alle organizzazioni dei lavoratori di rompere questi legami. La nostra campagna contro il riarmo e contro la guerra deve chiarire ai lavoratori che le loro difficoltà e le minacce alle loro condizioni di vita, alla loro salute e alla loro vita non provengono dal mondo esterno o dagli immigrati, ma dai loro stessi governanti e sfruttatori; e che la soluzione non sta nel radunarsi attorno alla bandiera nazionale contro il “nemico” esterno, ma nell’unione nazionale e internazionale dei lavoratori e dei popoli oppressi oltre i confini, per rovesciare il dominio dei loro sfruttatori, rifiutandosi di essere carne da cannone per i loro interessi. In una società senza sfruttamento, dove la produzione è destinata alla soddisfazione dei bisogni umani nel rispetto della natura, non ci sarà alcun interesse per la guerra, nessun bisogno di armi.
- Lottiamo per:
–lo scioglimento della NATO
-la chiusura delle basi NATO in ogni paese - Abbasso tutti i piani e le alleanze imperialiste
- Abbasso l’UE imperialista. Per l’unità dei lavoratori d’Europa, inclusa la Russia.
- Fraternizzazione tra proletari/e al di là dei confini – contro le economie di guerra per i diritti dei lavoratori – per salari migliori, pensioni, stabilità del posto di lavoro, servizi pubblici sotto il controllo dei lavoratori.
- Uniamo il fronte di lotta contro la guerra con la lotta per pane, pace e libertà.
- La guerra può essere fermata solo dalla classe operaia, dalla lotta rivoluzionaria, trasformando la guerra imperialista in guerra di classe.
- Costruiamo un’opposizione a livello europeo al RearmEU in stretta connessione con la protesta contro il genocidio per una Palestina libera, i nuovi attacchi di Israele all’Iran e contro i massacri in Ucraina, Sudan, Congo!

